Scopriamo i partner dei nostri progetti attraverso le loro parole

Il focus group dei referenti di servizi e partner di Kairos - Workshop "Campi Aperti - La strada fatta e quella da fare"
Il focus group dei referenti di servizi e partner di Kairos – Workshop “Campi Aperti – La strada fatta e quella da fare”

Oggi daremo la parola ai partner di alcuni dei nostri progetti, in particolare quelli di agricoltura sociale, e agli assistenti sociali grazie ai quali Kairos può portare aventi le sue attività in favore di soggetti emarginati. Abbiamo già riportato su questo blog le impressioni dei ragazzi, i beneficiari dell’agricoltura sociale.

C’è stato un momento particolare ad animare il workshop “Campi Aperti – La strada fatta e quella da fare” al Casale di Martignano: i focus group e i tavoli di lavoro ci hanno fatto pensare e discutere sulla “strada fatta” con l’agricoltura sociale, insieme a partner e giovani beneficiari, e sulla “strada da fare”, raccogliendo idee per nuove iniziative. In contemporanea, raccolti in tre posti diversi dell’azienda agricola bagnata dal lago di Martignano, abbiamo ascoltato le esperienze e le sensazioni dei ragazzi che hanno partecipato ai progetti in ambito agricolo, ci siamo confrontati con i partner e i servizi con i quali collaboriamo ed abbiamo messo in moto la capacità di iniziativa degli altri partecipanti al workshop.
Quelli che vi proponiamo sono proprio alcuni estratti dal resoconto del focus group che ha visto protagonisti i partner di progetto. Con loro, a condurre il tavolo, il vice presidente di Kairos, Andrea De Dominicis, e Francesca Prete di Associazione Oasi.

Partiamo dal concetto che dà inizio e senso a queste collaborazioni: la rete. Costruire reti, partenariati, è proprio una delle peculiarità di Kairos. E i referenti dei servizi e delle organizzazioni presenti lo notano immediatamente:

L. DE LEO (assistente sociale del IX Municipio di Roma) – Oltre al lavoro fatto con i beneficiari, quello che riporto e che più mi ha impressionato in positivo è il “lavoro di rete”. Faticoso da un lato, perché si scontrava con le rigide logiche amministrative del servizio, positivo dall’altro, perché mi ha mostrato un altro modo di lavorare. In gruppo e non più da soli. Mi ha permesso di uscire da rigidi schemi del servizio, di mettere da parte le logiche amministrative. Lo sforzo maggiore è stato far capire all’amministrazione che per noi, per il Municipio, è un risparmio. Al di là dei numeri riportati.

M. BONANATA (Borgo ragazzi Don Bosco) – Più che l’idea di agricoltura sociale, ciò che rimane e spero si sostenga e si sviluppi anche dopo la fine del progetto, sono le sinergie, la costruzione delle reti. Rimarranno anche quando terminerà il progetto.

E. SELLERI (Casa Scalabrini 634) – Per noi di Casa Scalabrini, i tempi sono accelerati e l’esperienza ha come obiettivo primario quella di trovare lavoro. A tal proposito i nostri sforzi si concentrano molto sulla creazione di sinergie e di una rete.

Ci siamo chiesti anche cosa ci abbia colpito e ci sia rimasto impressi dalle nostre esperienze con l’agricoltura sociale:

R. FELLET (La Nuova Arca)Sono stati tanti e diversi per me gli switch. Mi verrebbe da dire il momento in cui ho realizzato che stavamo dando ai ragazzi una maggiore responsabilità.

L. DE LEOI percorsi dei ragazzi. Quando uno di loro torna in azienda, incuriosito e partecipativo, e chiede all’operatore:che fai? Perché lo fai così?

L. D’ANNIBALE (assistente sociale V Municipio di Roma) – …oppure ti chiede:quando veniamo la prossima volta?”

I nostri partner hanno ricordato anche il momento del loro primo approccio con l’agricoltura sociale e con la scommessa che abbiamo proposto loro:

L. DE LEO“Questi so pazzi…”. Pensando ai miei ragazzi non mi sembrava possibile, né praticabile. Ma subito dopo ho detto: “OK, proviamoci!!!”.

M. BONANATASono stato coinvolto per scherzo, tutto è partito da una proposta spontanea e giocosa. Durante una riunione, nel 2012, dissi: “se volete domani vengo con dei ragazzi”. E li portai qui, al Casale di Martignano.

L. D’ANNIBALELa mia prima esperienza diretta fu a Martignano e il fascino del posto mi fece subito pensare: “magari avessi avuto io questa possibilità da adolescente”.

R. FELLETUn giorno ci venne detto: “arriveranno dei ragazzi”. Ti rendi conto che l’orto ci mette tutti sullo stesso piano. Operatori o ragazzi, si è stanchi allo stesso modo. I momenti di pausa sono quelli in cui ci si ferma a riflettere e ci si rende conto di quello che si sta facendo. Si cominciano a fare riunioni e ci si chiede: “ma possiamo farlo?”

E poi abbiamo interrogato i nostri partner su quali risultati abbia portato l’agricoltura sociale, magari condensando l’esperienza con delle parole chiave:

L. DE LEOAutonomia, prevenzione del disagio, orientamento, relazione, autostima. Ho sentito dire: “Io qui finalmente non mi annoio”. I ragazzi, che hanno tra i 16 e i 18 anni, sono stati puntuali, rispettosi dei tempi, più responsabili. Questo ha aumentato anche la loro autostima.

L. D’ANNIBALECrescita relazionale e affettiva. I ragazzi si sono misurati con i loro limiti. Da sottolineare anche le perplessità dei genitori stessi.

C. CAMMARATA  (Associazione Ponte d’incontro) – I ragazzi si sono sentiti sostenuti e incoraggiati.

Da questo focus group sono nate riflessioni curiose, interessanti e molto diverse tra loro:

R. FELLET“Chi beneficia di cosa?” Il confine tra beneficiario e operatore è molto labile. Occorrerebbe ripensare il significato della “formazione” alla luce del lavoro fatto, dall’esperienza di chi sta ogni giorno a contatto con i ragazzi.

C. CAMMARATA È stato un progetto del “FARE”. Lavorare, “coltivare” con i ragazzi ti aiuta ad avvicinarti a loro.

M. BONANATALavorare in azienda e fare pratica ha l’obiettivo di rispondere ad alcune semplici domande: “Il ragazzo ce la può fare? Ne avrà voglia? Sarà costante?” Queste esperienze sono utili per capire che non è tutto rose e fiori e che la “sperimentazione” varia in base al contesto.


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