La strada fatta… con i ragazzi. Parlano i beneficiari dell’agricoltura sociale

focus group dei beneficiari
Il focus group con i giovani beneficiari dei progetti di agricoltura sociale

C’è stato un momento particolare ad animare il workshop “Campi Aperti – La strada fatta e quella da fare” che abbiamo fatto lo scorso 31 maggio al Casale di Martignano: i focus group e i tavoli di lavoro ci hanno fatto pensare e discutere sulla “strada fatta” con l’agricoltura sociale, insieme a partner e giovani beneficiari, e sulla “strada da fare”, raccogliendo idee per nuove iniziative.In contemporanea, raccolti in tre posti diversi dell’azienda agricola bagnata dal lago di Martignano, abbiamo ascoltato le esperienze e le sensazioni dei ragazzi che hanno partecipato ai progetti in ambito agricolo, ci siamo confrontati con i partner e i servizi con i quali collaboriamo ed abbiamo messo in moto la capacità di iniziativa degli altri partecipanti al workshop.

Oggi vi proponiamo alcuni estratti dal resoconto del focus group che ha visto protagonisti i beneficiari, ragazzi poco più che adolescenti che hanno affrontato le proprie difficoltà sociali con il lavoro e con il contatto con la natura ed un contesto totalmente differente da quello delle periferie di provenienza. Seduti su delle balle di fieno e con il lago di Martignano alle spalle, erano 5 i ragazzi che hanno condiviso il proprio racconto. Con loro c’erano Tiziana e Patrizia.

A., una ragazza delle periferia romana che aveva bisogno di trovare stimoli e motivazione, racchiude in poche parole ciò che era e ciò che ha scoperto di essere con questa esperienza:

“All’inizio ero preoccupata. Avevo già lasciato la scuola di grafica pubblicitaria. Lasciavo tutto quello che cominciavo. Frequentavo il centro d’aggregazione giovanile Nel Formicaio, a Santa Palomba, e fu lì che mi proposero questa esperienza. Ero perplessa, l’agricoltura era un mondo che non conoscevo. Ho cominciato ad andare a La Nuova Arca. Non so cosa mi abbia fatto continuare. Poi ho vinto una borsa lavoro e ora mi occupo del confezionamento. Ho cominciato anche a fare volontariato in uno SPRAR. Mi piace il mondo del sociale, dare una seconda opportunità a persone in difficoltà”. A.

Ed è sempre A. a spiegarci perché sia così radicale la svolta che ha vissuto…

“Io penso che l’agricoltura sociale rappresenti il rapporto tra la persona e la terra. È una terapia. Mi piace sporcarmi le mani con la terra. Mi piace quando raccogliamo, e anche la cura dell’orto. Grazie agli operatori che ci hanno insegnato tanto, passo dopo passo. Senza la loro guida non so come sarebbe andata”. A.

Si tratta di esperienze che, oltre a far uscire fisicamente da un contesto chiuso come quello di alcune periferie, fanno uscire anche da un guscio interiore. L’apertura all’altro, nella comunicazione e nel volontariato o anche come empatia, è qualcosa che ritorna nelle parole dei ragazzi.

“Io prima ero chiuso, adesso riesco a parlare con tutti. Ho imparato ad aprirmi con la gente, a comunicare, parlare. Stare a contatto con la gente, lavorare. Prima iniziavo un lavoro e non lo terminavo. Adesso ci riesco”. J.
“Anche io. È una specie di Terapia che ti fa crescere. Adesso sto raddrizzando la mia strada, ho scoperto tante cose che ti fanno diventare migliore”. A.
“Ho trovato tanti amici. Ho imparato l’italiano, ho imparato a tirare le manichette, a zappare. Prima mi vergognavo di parlare, adesso chiacchiero con tutti. Sono cambiato, mi sento più sicuro”. S.
“Ho imparato ad aprirmi con persone che non conoscevo. Ho imparato cose che non sapevo fare, come piantare o raccogliere”. V.
“È cambiato tanto: il carattere, il modo di stare con gli altri. Prima era più difficile stare con le persone”. B.

E i ragazzi dimostrano di essere maturati tanto, aprendosi all’altro…

“Prima non potevo vedere i ragazzi di colore. Adesso non posso vedere quelli che li prendono in giro. Ho scoperto che sono come me. Ho imparato tante cose”. J.
“Chi parla male dei ragazzi di colore oggi mi sembra un ignorante. Io preferisco stare con loro. Allo SPRAR ho ascoltato un sacco di storie forti. Prima io vedevo un solo tipo di persone e mi ispiravo a loro. Adesso ho altri esempi, ho conosciuto stili di vita più giusti. È cambiata la mia mentalità. Adesso so riconoscere cosa è giusto e cose è sbagliato”. A.

Quando chiediamo cosa vorranno fare in futuro arrivano delle vere e proprie soddisfazioni per noi che abbiamo proposto loro questa strada insolita e coraggiosa:

“Quando finisco il progetto e la scuola voglio andare a Viterbo, nella fattoria di nonna, per lavorare nell’orto e con gli animali. Faccio anche servizio con la protezione civile”. V.
“Io già sapevo quanto mi piace la natura ma non sapevo del sociale. Mi piacerebbe lavorare nel sociale e nell’agricoltura. Ad esempio, fare agricoltura sociale con i disabili. Forse fare l’educatrice, prendere la patente, iscrivermi ad una scuola serale. Adesso mi sento abbastanza forte per fare tutto. Aiutare gli altri mi fa stare bene”. A.

E, infine, ci hanno raccontato quale è stato il momento più importante della propria esperienza da beneficiari di iniziative legate all’agricoltura sociale:

“Raccogliere le fragole, l’insalata, i broccoli. Mi piaceva seminare e guardare, poi, la pianta che era cresciuta. Raccogliere il frutto del lavoro”. B.
“Quando Abubakar mi ha insegnato come si pianta e come si raccoglie. Prima ero grasso e sfaticato, adesso sono un’altra persona. È stato come incontrare un maestro”. J.
“Quando ho vinto la borsa e mi svegliavo la mattina. È stato un cambiamento radicale. Poi quando me lo hanno rinnovato. Mi ero agitata perché non sapevo se me lo avrebbero rinnovato. Ho avuto paura, ho pensato: “E se sto senza fare niente e ricado giù?” Avevo paura di tornare come prima”. A.

 


I FOCUS GROUP DEL WORKSHOP LA STRADA FATTA E QUELLA DA FARE


Focus group dei destinatari dei progetti

Focus group dei referenti di servizi e partner di progetto



I PROGETTI


Nuovi Campi Aperti

Campi Ri-Aperti


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